giovedì 6 dicembre 2012

Intervista ad Annalisa Bardelli, traduttrice di Medaka Box

Salve a tutti voi lettori e amanti delle immagini, oggi inauguriamo una rubrica che mi sta molto a cuore: Dietro le quinte; e abbiamo per i più accaniti della polemica la niente popò di meno e che traduttrice di Medaka Box! Breve premessa per i cagacassi: non sparate domande a CDC sugli adattamenti di Medaka Box, non è questo il luogo c'è la fanpage dell'editore per quello, e comunque il discorso è già stato affrontato e superato. Grazie a chi sarà così intelligente da capire, grazie a Swigun che è sempre un grande aiuto, grazie a chi leggerà questa intervista.

Ciao Annalisa, ti va di presentarti ai lettori del blog?
Spiegaci un po’ chi sei e quale ruolo ricopri all’interno di GP Publishing.

Ciao a tutti, sono Annalisa e sono una traduttrice di manga. Il mio rapporto con il Giappone dura da una vita, nel senso che sono figlia di genitori misti (mia madre è giapponese e mio padre è italiano). Sin da bambina adoravo gli anime, ma ho iniziato a leggere i manga solo durante un’estate trascorsa in Giappone, alla fine delle scuole medie. Dietro suggerimento di mia cugina ho comprato Fushigi Yugi di Yu Watase ed è stato amore a prima vista.

Qual è il tuo metodo di lavoro? 
Come ti approcci al manga che stai per tradurre?

Prima di tutto lo affronto come lettore. Mi piace che la lettura sia un momento di relax, da assaporare comodamente distesa sul divano, anche se nel mio caso viene fatta con gli occhi del traduttore, quindi inizio da subito a domandarmi come potrei rendere una certa frase o un termine ricorrente. Il lavoro vero e proprio invece lo svolgo stando seduta alla scrivania, in mezzo ai vari dizionari e ai volumi precedenti e successivi dello stesso manga, quando li ho. Ho un computer diverso da quello su cui lavoro, che lascio collegato a internet, e per cercare qualcosa in rete devo spostarmi. Internet è uno strumento fondamentale, ma si rischia sempre di perdere tempo, per tale motivo di solito appunto su un quaderno quello che devo trovare sul web e ricerco tutto insieme. La prima stesura di ogni mia traduzione è sempre piena di punti interrogativi, che un po’ per volta vengono sostituiti da frasi sensate, insomma è una bozza da migliorare a forza di riletture.
Per un traduttore credo che sia essenziale avere una certa disciplina, perché è facile accumulare ritardi, che si ripercuotono su tutte le lavorazioni successive. Bisogna essere capaci di organizzarsi la giornata e ognuno ha i momenti in cui riesce a concentrarsi meglio, oltre che i propri tempi.  

Che vento tira sul versante traduttori di manga? La crisi si fa sentire? 
Presto vedremo traduttori che adattano e magari letterano pure? 
Hai qualche consiglio da dare agli aspiranti traduttori?

Eh! Eh! Sono certa che nessuno mi chiederà mai il lettering o l’adattamento di un manga. Non so disegnare (perfino la mia calligrafia è bruttissima), non ho alcuna conoscenza delle tecniche e degli strumenti da usare, insomma non saprei neppure da che parte iniziare. Esistono professionisti che se ne occupano, per me è un mondo da guardare a bocca aperta. Ma sono certa che ci siano traduttori capaci di lavorare anche graficamente un manga… beati loro, li invidio, ma soprattutto li ammiro.
La crisi si sente, d’altronde chi non la avverte? Ma questo vale per tutti, in particolare per quelli che hanno più o meno la mia età. Siamo capitati in un brutto momento e c’è da rimboccarsi le maniche. 
Per quanto riguarda coloro che vorrebbero fare i traduttori, consiglio tanto esercizio. A volte mi è capitato di terminare un manga sportivo e di iniziarne uno d’azione il giorno dopo, i tipi di linguaggio sono profondamente diversi, quindi più tradurrete e più ne sarete capaci. Inoltre, come ho detto poco fa, c’è bisogno di una certa disciplina, per evitare di perdere tempo e di distrarsi, ma si deve soprattutto essere curiosi nei confronti della lingua, della cultura e delle tradizioni giapponesi. Se lo fate per passione, perché vi piace, è un bellissimo lavoro, ma anche duro, perché, per esempio, bisogna fare un po’ i conti con la solitudine. Avere un gruppo di colleghi con cui confrontarsi è di grande d’aiuto, anche quando si tratta di traduttori da altre lingue e appassionati del settore. Ogni giorno mi rendo conto di quanto sia difficile cercare di avvicinare due lingue e tradizioni tanto diverse come quella giapponese e italiana. Moltissimi significati e sfumature vanno persi, ahimè. Il traduttore avverte quanto questo passaggio dia risultati imperfetti, ma ciò spinge a migliorare. Di certo dalle imperfezioni e dalle scelte che mi hanno lasciato insoddisfatta, ho imparato di più che dalle frasi facili.
Vorrei raccontare un episodio che potrebbe essere d’aiuto ai futuri traduttori. Quando ho iniziato a dire di voler fare il traduttore di manga, c’è stato chi mi ha suggerito di cercarmi un lavoro serio. In quel momento ho accettato la sfida e circa un anno dopo ho regalato un manga tradotto da me a quella stessa persona, che successivamente ha ammesso: “Tempo fa ti ho dato un consiglio errato.” In realtà quel consiglio sbagliato è stato il migliore che io abbia mai ricevuto, perché mi ha dato la determinazione necessaria per volerci provare, per seguire fino in fondo l’intuizione avuta quando ho pensato: “Voglio tradurre i manga.” Non si sa mai da chi potrebbe provenire il suggerimento che ci sarà effettivamente utile.                  

In  Medaka Box ci sono tanti giochi di parole che puntano a divertire e impegnare il lettore dal punto di vista linguistico; trovi difficile o stimolante questo tipo di fumetto in quanto lettrice e in quanto traduttrice?

Per quanto riguarda i giochi di parole, Medaka Box varia, nel senso che in alcuni volumi sono più numerosi, in altri meno, però è un manga estremamente pieno e si deve fare molta attenzione a tanti piccoli particolari. Invece in Eppur… la città si muove! ci sono circa 8 giochi di parole complessi in ogni volume. Li ho contati, è matematico. Devo davvero giocare con le parole, a volte fare rime, distruggere e ricomporre modi di dire e proverbi. Comunque trovo entrambi i titoli molto stimolanti, soprattutto per il traduttore. Leggo un gioco di parole una volta, lo rileggo, inizio a parlare a voce alta per vedere come torna meglio in italiano, faccio ragionamenti, poi magari mi stanco e passo oltre, ma solo per ritornarci qualche ora dopo. In alcuni casi per renderne bene uno in italiano mi ci vogliono giorni, una conversazione con amici, un po’ di svago, numerose passeggiate all’altro computer collegato a internet, ma quando viene fuori qualcosa di buono, mi sento soddisfatta, almeno fino all’ostacolo successivo. 

Quali tipi di manga ti piace leggere e a quali vorresti lavorare? 
Ce n’è uno al quale sei rimasta legata particolarmente mentre lo traducevi?

Adoro i manga con personaggi complessi e ben delineati, dove ognuno ha la propria storia. Non ho un genere preferito, dipende molto da manga a manga. Ho amato profondamente Kiss & Never Cry ed Enma, tanto che mi è scesa qualche lacrimuccia, quando ho tradotto gli ultimi volumi di entrambi, eppure sono profondamente diversi tra loro. Quindi vorrei continuare a dar voce a bei personaggi e trame appassionanti. 

Dove e come collochi il manga Medaka Box rispetto agli altri shonen (moderni ma anche classici)?

Siamo sicuri di volerlo collocare? Probabilmente se lo mettessi in un determinato gruppo, poi mi verrebbero in mente mille motivi per cui tale collocazione non mi sembrerebbe più tanto giusta. Inoltre sono certa che la storia ci riserverà molte sorprese, quindi lasciamolo libero di andare avanti :)
L’unica certezza è che piace molto e ne sono felice. 


Domanda velenosa: cosa pensavi delle virgolette di Kumagawa? XD

Virgolette? Quali virgolette? Scherzi a parte, credo che le virgolette siano solo l’inizio, il bello deve ancora venire. Però mi ha stupito quanti fan abbia questo personaggio. Medaka Box  era molto atteso, ma non immaginavo così tanto. Questo è stimolante.



Una cosa che mi premeva chiederti da un bel po’ riguarda l’accoglienza dei manga da parte del pubblico. 
Senza circoscrivere il discorso a Medaka Box, sarebbe interessante capire come reagiscono i giapponesi alle novità paragonandoli anche al pubblico italiano.

In Giappone i lettori di manga sono molto più numerosi. Qui ci sono ancora persone che non sanno cosa sia un manga e i lettori al di sopra di una certa età sono pochi. Invece in Giappone i sessantenni di oggi li compravano da bambini e molti non hanno mai smesso. Di conseguenza anche le novità che vengono proposte lì hanno una maggiore accoglienza che in Italia. In molte riviste e quotidiani si parla abitualmente di manga, sono più visibili. C’è una percezione di base del manga che è diversa.  

Ti ringrazio della disponibilità, un saluto e LIBERI DI LEGGERE!

Grazie a te, Domenico, è stato un piacere, e grazie ai lettori. :)

7 commenti:

  1. Non sono lettore di Medaka Box, quindi le domande inerenti al manga non le ho "capite". Il resto invece l'ho trovato estremamente interessante, soprattutto il punto di vista di Annalisa sul suo approccio da traduttrice.
    Bella intervista!

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  2. Articolo interessante, sono un suo fan da tempo! Ma dove è possibile trovare la sua fanpage,che non la riesco a trovare?

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  3. Ma il n.7 è uscito?!

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    1. È stato distribuito ma il solito baillame post Lucca sta intrippando il mondo.

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