venerdì 3 luglio 2015

JOJO ROAD 3: Stardust Crusaders

BENTORNATI VERI TEMERARI! QUESTA È LA JOJO ROAD E OGGI PARLIAMO DI:
Stardust Crusaders


Il terzo capitolo dell’epopea dei Joestar chiude il circolo ereditario di responsabilità ed odio: è lo scontro finale con un redivivo Dio Brando, tornato dopo 100 anni di esilio sul fondo del mare, e l’anno è il 1988.
Joseph Joestar, avanti con gli anni ma arzillo e buontempone come sempre, parte per l’Egitto insieme a suo nipote Jotaro Kujo e a un manipoli di compagni di ventura, al fine di spezzare il maleficio dell’atavico nemico.

Viaggio in Occidente
Una corsa contro il tempo che porterà i protagonisti a lottare contro decine di nemici, dai poteri insondabili e bizzarri. La componente “battle” di questa storia è la rivoluzione di Hirohiko Araki più amata. Le onde concentriche vengono abbandonate in virtù di un nuovo espediente grafico e contenutistico: lo STAND.
È la manifestazione della propria energia vitale, pronto a intervenire, appare al fianco di ogni portatore.


Gli stand sono una proiezione dello spirito, della forza mentale di una persona. Diversi nella forma e nei poteri, tattici o puramente fisici, a volte con caratteristiche davvero inusuali per una battaglia. Araki sperimenta, osa, la sua fantasia sembra non avere limite. Ogni capitolo è l’occasione per mettere a frutto il suo estro creativo e al tempo stesso far vivere al gruppo dei nostri delle avventure da incubo.

Un gruppo sempre unito, di fronte a ogni avversità, che ridefinisce il modus operandi del gruppetto shonen: non più singoli scontro 1 VS 1, ma tag team, battaglie di coppia e chi più ne ha più ne metta. Il raggiungimento della vittoria non è mai lasciato al singolo guerriero stand, ma è una concatenazione di eventi, grazie all’apporto di ogni elemento.
Il tratto del sensei Araki si affina sempre di più, capitolo dopo capitolo, fino a raggiungere un segno pulito squadrato e accattivante. Il realismo diventa ancora più pregnante, e la cura per i dettagli quasi maniacale, prestate attenzione qua e là durante le tavole, potreste trovare chicche sorprendenti come questa.

Stardust Crusaders è la saga più famosa fra quelle creare dal genio del Sendai, per vari motivi: fu la prima ad essere trasposta in animazione, ne trassero un picchiaduro firmato CAPCOM, i riferimenti alla musica rock e pop d’oltreoceano sono ancora più evidenti, ed è facile capire come l’esportazione di questi prodotti abbia creato un impatto culturale in tutto il mondo.


Prima che potesse uscire il ristampone del manga, che molti di voi avranno visto in fumetteria, c’è

voluto un lungo processo di modifiche al fumetto, proprio pervia della terza serie. Un triste misunderstanding ha puntato i riflettori su una scena della primissima serie anima, dove Dio Brando legge il Corano. La comunità islamica si è indispettita non poco, accusando l’editore SHUEISHA e i suoi autori di far apparire i musulmani come terroristi.
Come se un inglese, vampiro nonché erudito, possa far apparire malvagia una categoria che non gli appartiene. Era un periodo molto teso per le relazioni internazionali.
Di conseguenza Araki e il suo staff modificarono le tavole del manga, per la precisione quelle dello scontro fra Kakyoin e Dio, dove un palazzo che ricordava una moschea venne ridisegnato.

L’ecletticità di Stardust Crusaders però non si ferma alle semplici evoluzioni grafiche e narrative, ma è anche legata al suo essere fuori da ogni schema, ponendo l’accento sulla metanarrazione; come quando Polnareff parla per bocca di Araki, rivelando che voleva diventare fumettista fin da bambino, oppure quando il portatore di Wheel of Fortune sconfigge Jotaro e si rivolge direttamente ai lettori del manga, avvisandoli della chiusura della storia.


E ancora una volta l’horror ha una parte centrale, la passione per il gore e per tutto quello che è sanguinolento non tarda a farsi di nuovo strada fra le pagine del suo manga. Esplosioni splatter, marchi a fuoco, corpi che si sfaldano, le tensione che monta vignetta dopo vignetta. Uno stile che Araki mutua dal maestro Kazuo Umezu, che viene omaggiato più e più volte.


La saga non è priva di difetti, è un po’ improvvisata durante la serializzazione settimanale, qualche buco di costruzione effettivamente c’è, ma è ricchissimo di combattimenti, tante citazioni al cinema, tanta follia e divertimento grazie ai comprimari sgangherati.

Una serie action fino al midollo, un moderno Saiyuki on the road.

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