venerdì 26 giugno 2015

JOJO ROAD 2: Battle Tendency

Bentornati veri temerari! Questa è la JOJO ROAD, e la saga di oggi è Battle Tendency!


Araki sposta l’ambientazione nel 1938, creando una sorta di giro del mondo che somiglia a un film di Indiana Jones. A caricarsi sulle spalle l’eredità della giustizia, ci sono i nipoti delle famiglie Joestar e Zeppeli, che si troveranno a combattere il male incarnato dagli uomini del pilastro: i creatori della Maschera di pietra.

Gli spaventosi uomini del pilastro
I due protagonisti sono molto accattivanti: Joseph Joestar è uno smargiasso sempre con un asso nella manica, mentre Caesar Zeppeli è un donnaiolo risoluto.
Con un protagonista così giocherellone, Battle Tendency diventa la scusa ideale per recuperare i trucchi da illusionista di Magical B.T., e si inizia a sperimentare una narrazione di ampio respiro, con un modo di fare shonen-manga tutto nuovo. Le sfide vengono insaporite da insolite strategie, preparazioni macchinose, contromosse all’ultimo secondo. Questo diventerà un vero e proprio marchio di fabbrica che farà scuola sulla rivista SHUEISHA. Ovviamente senza mai dimenticare gli allenamenti, qui i power up non sono di casa.

Joseph Joestar e Caesar Zeppeli
Pathos e dramma sono presenti in dose massiccia eppure l’autore non lesina sulle gag, anzi, Joseph è la molla pronta a scattare per creare ilarità in ogni situazione, più la situazione è tragica, più Jojo desidera alleggerirla, creando un contrasto sorprendente.
La trama è di matrice riconducibile all’epica cavalleresca: persone all’apparenza molto diverse, ma unite da uno scopo comune: far trionfare l’essere umano.

Rudolph Von Stroheim è il personaggio che genera più controversie nei lettori. È un fottutissimo nazista cyborg, il che lo rende automaticamente fighissimo, MA è pur sempre un nazista, nonostante compia buone azioni, è questo è uno dei grandi contrasti che Araki ama sottoporre al lettore, il bene non può esistere senza il male, ed essi camminano di pari passo, a volte le strade si mischiano, a volte un’azione sbagliata porta a una soluzione buona.

Il sensei spinge ancora di più l’acceleratore sul fattore REALISMO, sovrapponendo la vera storia con quella di fiction, con uno stile piuttosto simile a quello che avrebbe caratterizzato Don Rosa anni dopo. Ma anche le leggende di paese, gli eventi bizzarri, quelle cose a cui nessuno crede tranne lo scemo del villaggio, fanno parte della storia umana, ed Araki usa anche quelle come leit motiv del manga.


In sostanza questa saga è un’Ode all’Umanità.

Più corposa, più personaggi, più mazzate, più divertimento. Se la prima saga vi ha solo bagnato le labbra, questa vi sazierà sicuramente. PROSSIMO APPUNTAMENTO: 3 LUGLIO!

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venerdì 19 giugno 2015

JOJO ROAD 1: Phantom Blood

Salve veri temerari che state leggendo questo articolo! In attesa del videone su Le Bizzarre Avventure di Jojo, ho deciso di realizzare delle mini-recensioni per ogni saga del manga di Hirohiko Araki. Sei appuntamenti settimanali per farvi tornare la Jojo-fever, o appassionare qualche nuovo seguace! Cominciamo subito con PHANTOM BLOOD


Hirohiko Araki apre le danze del suo manga generazionale con quello che è uno dei topos narrativi per eccellenza della letteratura inglese: la scalata sociale. Ambientato nella Londra vittoriana del tardo 1800 dove echeggia prepotentemente l’inno alla battaglia tra uomini e demoni. 
La Bibbia recita: “Le colpe dei padri ricadranno sui figli”. Questo breve e intenso passaggio è la miccia che innesca tutti gli eventi del manga. Il patto fra due padri avrà conseguenze spaventose sulla vita dei rispettivi figli.

Dio Brando è un figlioccio dai modi garbati che non tarda a rivelarsi una serpe in seno; come un novello J. Gatsby tenterà di liberarsi della sua nera eredità, impossessandosi del casato dei Joestar.
Jonathan Joestar, soprannominato JoJo, è il protagonista di questo arco narrativo. Timido, gentile, sincero, l’esatto opposto del suo fratellastro.

Il primo incontro fra Dio Brando e Jonathan Joestar
L’eredità di Go Nagai ancora una volta s’impone fra le pagine di un mangaka moderno, nelle caratteristiche di Akira Fudo e Ryo Asuka che confluiscono in Jojo e Dio. La gioventù dei due “fratelli” sarà costellata di sangue, vendetta e bugie che rimarranno sotterrate nei ricordi.

Ma, le apparenze possono ingannare solo finché le carte restano coperte.
Così come Dio non può fare a meno di trasfigurarsi in uno spiantato e viscido ubriacone, nemmeno Jojo può esimersi dal diventare un perfetto gentleman come l’etichetta impone.

In alto la maschera di pietra
sotto le Onde Concentriche
L’elemento sovrannaturale è sotto gli occhi di tutti, lettore compreso, e resta sopito fino a quando le intenzioni del giovane Brando salgono a galla: impossessarsi del casato attraverso la maschera di pietra, un antico manufatto che dona agli esseri umani poteri straordinari tramutandoli in vampiri in cambio di un tributo di sangue. 
Per contrastare questa discesa nell’oscurità solo una tecnica è efficace: le onde concentriche, introdotte da Will Anthonio Zeppeli, sfruttano l’energia solare tramite la respirazione, per sviluppare le capacità umane. Un susseguirsi costante di yin e yang per descrivere la vita, miscelando la storia vera con la fiction. Amore e sofferenza, tasselli indispensabili per la crescita dei personaggi.


Araki gioca molto con dei temi che non sembrano particolarmente popolari su Shonen Jump: 
- L’ambientazione prima di tutto, figlia dei Meisaku;
- I vampiri, che disobbediscono alle consuetudini del mondo civile;
- Jack lo squartatore che spunta fuori da un cavallo, e solo per questo ci vorrebbe un video a parte per comprenderne la grandezza artistica.
- La storia inglese da cui attinge per proporre personaggi più o meno azzeccati.
Anche se questi elementi non sembrano particolarmente intriganti, Araki li miscela bene con una forte dose di gore, horror, fantasy e mazzate che li rendono più digeribili.

Le inclinazioni del mangaka verso la musica rock sono profonde, troviamo citazioni in tutta la storia, da nomi un po’ storpiati di musicisti famosi come i Dire Straits fino alle tecniche, l’Overdrive è infatti una distorsione sonora che si ottiene tramite l’amplificatore.
La jumpata più lampante di tutto il manga sono le fisicità reaganiane, questi corpi ipertrofici che discendono in linea diretta da Tetsuo Hara, una similitudine grafica che potenzia la narrazione, anche se per via delle pose anatomicamente impossibili rende queste raffigurazioni più assurde che mai.

Fisicità artistiche a confronto
Grandi emozioni e battaglie insolite che seppur soffrono un po’ il peso degli anni, solo il tassello fondamentale per la rivoluzione che Araki si appresta a creare. Prossimo appuntamento il 26 giugno!

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