cavernadiplatone
Fatti un sito, dicevano. Avrai più rispettabilità, dicevano. Qui comunque si parla di fumetti, se vengono dal Giappone è meglio (così sembra che ne so qualcosa)
venerdì 17 maggio 2013
Buon venerdì 17 a tutti!
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giovedì 2 maggio 2013
Mario di Macc-Masashi Kishimoto
Masashi Kishimoto si prende una breve pausa da Naruto per dare in
pasto al pubblico di JUMP SQUARE un sogno ora realtà che teneva chiuso nel
cassetto dal 1998: MARIO.
Notiamo nella primissima illustrazione di MARIO lo stile simile a quello Katsuhiro Otomo che da sempre Kishimoto-sensei ha dichiarato
essere la sua musa ispiratrice per la spettacolarità grafica.
In questo one-shot si rispolvera il genere del mafia movie
ambientato in America nella dimensione del manga, con un protagonista eponimo ed eterogeneo
che dovrebbe accontentare un po’ tutti i fan: Mario è siculo-nipponico, figlio di padre
mafioso siciliano e madre giapponese della yakuza.
51 pagine sono abbastanza per delineare i caratteri dei
personaggi e creare una storia che funzioni e secondo voi il papà di Naruto ci
riesce? #pff
I character sembrano delle macchiette, e il protagonista
anche se è un “vero duro” resta figlio dei legami, ideologia standard di
Kishimoto che accomuna questa storia breve al suo manga ancora in corso,
Naruto.
La storia è un classico thriller con i classici elementi.
Gangster che vogliono fare carriera, tanti soldi e tradimenti, più una donna,
la taciturna e mortifera Saori.
Vi sembra tutto banale? Probabilmente perché lo è.
La pecca più grande di questo breve manga risiede nello
storytelling troppo pulito di Kishimoto-sensei.
Piuttosto che raccontare tutti
gli eventi in modo lineare, avrei preferito che l’autore desse ai lettori
qualche pizzico di mistero in più, regalando un bel twist plot da risolvere con
una rivelazione shock.
Resta un mistero il perché l’omertà venga confusa con l’onore
o meglio ancora col bushido; probabilmente Kishimoto ha una conoscenza sommaria
della mafia e delle sue “usanze”.
Non bastano le scene evocative dell’altalena slash bilancia,
o il quadro The Birthday di Chagall piazzato a mentula canis per farmi cambiare
idea: questa storia è uno stancante esercizio di stile, uno sfizio di Kishimoto che può permettersi solo
ora che è un riconosciuto ed apprezzato mangaka di grido.
MARIO ed è un progetto del quale non si fa fatica a comprendere
perché non sia mai andato in porto. Ma questa è solo la mia opinione, a voi la lettura del one shot tramite questo link.
Attendo i vostri pareri!
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lunedì 29 aprile 2013
Napoli COMICON 2013 tra divertimento e giù botte
Com’è stata quest’ennesima fiera? Questo ulteriore
andirivieni in quel di Fuorigrotta per sentirsi parte di qualcosa, di una
comunità, di un gruppo, di una qualche minchia-di-cosa. Bè non è stato proprio
esaltante a dire la verità, ma non per la fiera che si mantiene sempre su alti
livelli, quanto più per il pubblico che ogni anno diventa sempre più pessimo.
Si può scrivere più pessimo? PESSIMISSIMO!
Parte il pippone da vecchio: si stava meglio quando si stava
peggio. A Castel Sant’Elmo noi comunque ci godevamo un’ottima fiera, comunque
c’erano gli ospiti e le conferenze, comunque c’erano gli stand e le mostre,
magari ti veniva una bronchite o qualche malattia legata alla muffa ma ci
passavi sopra, sapevi dove ti stavi addentrando e ti divertivi comunque.
C’erano pure i cosplayer eh, mica solo gli appassionati di fumetti.
Oggi alla Mostra d’Oltremare cosa c’è? Un’ottima fiera, la
più grande del sud, terza in Italia ma qua tutti lo sappiamo che al Romics ci
si va solo per le selezioni del WCS (ma le fanno ancora?), workshop,
esposizioni, autori internazionali, area giochi strapiena, area videogiochi
enorme, stand in quantità, editori e da un paio di anni stanno puntando sul "nostro" evento anche case editrici che prima non si sarebbero mai sognate di
compilare il modulo di partecipazione, e naturalmente i cosplayer.
Ma quest’anno è successa una roba strana… la razza infantile
dei cosplayer (non me ne volete, se lo fate per lavoro o perché "l’edonismo è
forte in voi" vi capisco ma vestirsi da Goku a 30 anni per me è sintomo di bimbominkiaggine)
è stata sostituita dalla peggio razza che possa esistere: i truzzi.
Se prima c’erano i FREE HUGS oggi ci sono i FREE SEX o FREE
KITEMMUORT, che possono essere anche goliardici fino a un certo punto ma se te
lo scrivi sul pube in bella mostra è davvero volgare e ridicolo. Invece dei
ragazzi vestiti in modo bislacco c’erano i coristi da stadio che parevano
appena scesi dal San Paolo, i quali verso le ragazze vestite da personaggi dei
manga o meno intonavano aulici canti come
♪ TI VEDREMO SU YOUPORN! TI VEDREMO SU
YOUPORN! ♫ Che dolci.
Le ragazzine troiette ci sono sempre state, e non ci
scandalizziamo se danno della futura attrice hard a qualcuna ma la cosa è
piuttosto ridicola, non la trovo divertente e lamentarmene sul mio sito
certamente sarà il modo migliore per far sì che essi scompaiono dalla faccia
della Terra.
C’era anche un gruppo di ragazzetti che si divertiva a
circondare i cosplayer dandogli qualche scappellotto. Facevano i "bulletti", roba
che si vede tutti i giorni nel resto del mondo ma che nella “nostra” dimensione
a fumetti napoletana non era così accentuata. Se prima i ragazzi venivano presi
per soggettoni su cui fare una battutaccia ora si è passati dalle parole ai
fatti. Si sa che qualche mazzata ti tempra, non sto giustificando chi picchia
gli altri, sto semplicemente dicendo che ci siamo passati tutti, è una fase della
vita soprattutto a scuola, magari ci siete rimasti sotto e ci soffrite ancora,
mi dispiace, non sono necessarie ma la società è fatta anche di botte;
e non crediate che le fiere come Lucca, Mantova, Romics siano esentate dai
figli della paura che per divertirsi hanno bisogno di fare casino, che a
trovare una passione non ci riescono, oppure che quegli eventi siano prive di problemi di gestione o scaramucce, però non ho mai sentito che a quelle fiere
ci fosse il giù botte!
E allora perché la notizia fa scalpore (e grazie al cielo
che fa scalpore sennò quest’anno non sapevamo di che scrivere)? Siamo a Napoli,
quindi qualsiasi occasione è buona per essere sulla bocca di tutti. Frase
populista.
Il ragazzo che è stato preso di mira (tale Gennaro Aliperti)
e a cui hanno distrutto il costume (che gli sarà costato qualcosa immagino)
vuole denunciarli a questi disgraziati delinquenti. E fa bene secondo me. Farsi fare UH UH UH stile Nuccio Vip deve essere frustrante. Frase
per ingraziarsi le autorità.
La gente ne parla tanto perché il pubblico che è solito
frequentare il COMICON si sente minacciato, una vera e propria agitazione
innescata da una nuova razza che ha violato il loro habitat. Frase da sociologo
per avere commenti negativi.
E la sicurezza? Quei cagacazzi che trattano il pubblico
pagante come dei mocciosi ha reagito prontamente? Sì, dopo la richiesta di
emergenza; perché uno quando deve intervenire? PRIMA CHE LE COSE ACCADANO?
Security e staff dell’evento non sono onniscienti, ma se gli diamo modo di fare
qualcosa la fanno. Frase sibillina che implica il fatto che abbiano risolto un
solo problema su tanti altri.
Se poi uno vestito da SWAT si porta un coltello vero e vi
pugnala dietro i cespugli è difficile che la security, lo staff, la gente
circostante si renda conto del fatto e sia lì pronta ad aiutarvi. Frase per instaurare un clima di terrore
per i futuri eventi.
La lamentala da fessi più bella che ho letto è stata FATE
TESSERARE LA GENTE COSÌ
SAPPIAMO CHI ENTRA E CHI ESCE il che comporterebbe tanto di quel lavoro da
fare, che già non c’è la forza di aprire le biglietterie figurati di tesserare.
Tutta sta roba all’inizio l’avevo presa con le dovute pinze
ma non facevo nessuna fatica a crederci.
Siamo a Napoli, qui sarchiaponi non ne
vogliamo, noi siamo meglio degli altri e lo dimostriamo facendo giù botte che
le parole sono superflue, confondono, possono tramutarsi in veleno, invece i
cazzotti sono veri e seri.
Quindi tornando al discorso iniziale, mi sono sentito parte
di un gruppo? Sì e no.
Gli appassionati ci sono, le persone interessate ai
fumetti pure, gli amici editori e negozianti anche, però c’è anche tanta
cuozzamma, un pubblico nuovo che paga per divertirsi così, ridendo delle
passioni degli altri, facendogli cerchio, cantando sconcezze, credendosi
importanti. Ma non avevamo superato questa fase del vessare gli altri per
livellare l’autostima? Più andiamo avanti e più torniamo indietro, questi sono i
sintomi della vera ignoranza. Purtroppo questa gente la dobbiamo sopportare
anche se è gente che col “nostro” mondo c’entra poco. Mi arrogo il diritto di
chiamarlo "nostro" anche se siamo l’ultima ruota del carro, ma almeno così ci sentiamo
padroni di qualcosa tra una fila per entrare e una per uscire.
PS: Comunque io venerdì ho preso tanta di quell’acqua in
testa che mi è venuto il raffreddore e me la voglio prendere con lo staff del
Napoli COMICON! SAPPIATELO.
PPS: Lo squalo pirata invece ha passato una buona giornata, egli
dispensa verità e saggezza, è al di sopra delle quisquiglie della plebe. Era
spesso in tasca ma quando saltava fuori si piazzava tra le tette di quelle
poche porconecosplay che c’erano. Mica scemo.
PPPS: Gennaro Aliperti in realtà si è stato zitto e non ha
detto che è stato picchiato a sangue come un soggetto perché il Napoli COMICON
gli ha mollato ingressi gratis per i prossimi 30 eventi.
Non è vero, ma mi andava di mettere in giro una notizia
falsa pure a me.
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sabato 20 aprile 2013
Perché leggiamo gli shonen manga a 25 anni?
Le accuse che si muovono nei
confronti dei manga sono quasi sempre le stesse: troppo violenti, espliciti, volgari
e ricchi di perversioni. Un fumetto può riserbare gratificazioni psicologiche
più o meno grandi in base a ciò che ci dà piacere correlato con l’ego di ognuno
di noi. Tutti dobbiamo soddisfare determinate esigenze psicologiche, come il
bisogno di potenza, di sicurezza o di eccitazione e possiamo farlo attraverso
un prodotto culturale quale è il manga.
Un genitore coscienzioso non
lascerebbe mai i propri figli in compagnia di un fumetto come ONEPIECE dove non
solo c’è sangue a volontà ma anche rotondità femminili in quantità.
Tali cosiddetti genitori dovrebbero
ricordarsi che nella storia letteraria europea esiste un genere pieno di
ragazzine assalite da lupi, di mariti che tagliano la gola alle spose, di
genitori coscienziosi come loro che abbandonano i pargoli nei boschi; parlo
chiaramente delle fiabe con cui tanti occidentali sono cresciuti. E quelle
ombre di terrore o la velata sessualità onnipresente sono le stesse che trovate
anche nei manga. I genitori sembrano averne più paura dei bambini stessi a cui
vengono raccontate.
Le fiabe hanno tanto successo
perché sono avvincenti, ma hanno anche un grande valore pedagogico: aiutano il
bambino a vedere chiaro in sé, sono associate alle angosce e alle aspirazioni e
tengono in conto tutti gli aspetti della personalità del bambino. A differenza
dei genitori che vogliono proteggere ossessivamente i figli dai “pericoli” del
mondo, le fiabe mettono in relazione il bambino con un mondo che scopre senza
comprendere, in cui vi si riconosce proiettando dentro la storia tutti i suoi
pensieri interiori.
Mi rivolgo a chi è genitore: non
pensate che i vostri figli non abbiano desideri sessuali, non abbiano paura di
morire, di sentirsi esclusi, non trovino difficoltà nel relazionarsi con un
mondo che non comprendono prima in quanto bambini e secondo in quanto poveri di
risposte da parte vostra. Essi hanno i vostri stessi desideri e le vostre
stesse paure.
Il manga come la fiaba si pone in
relazione al lettore per dargli modo di comprendere la realtà da un punto di vista differente, tanto più che i fumetti
nipponici hanno spesso come protagonisti dei ragazzini in cui è molto facile
riconoscersi.
Certamente la pancia squarciata di
un lupo se raccontata fa un altro effetto rispetto al leggere disegni di
ragazzi pieni di tagli e fiotti di sangue. Laddove l’idealismo delle fiabe si
ferma, la crudezza del manga eccede. Ma se pensate che un adolescente non abbia
il diritto di leggere un manga shonen o
shojo, perché in quanto “fiabe” sono inadatte alla loro età sbagliate di
grosso. Il super ego che tiene sotto controllo le pulsioni di tutti noi non
scatta automaticamente a 15 anni, a 18 o a 25. L’età della ragione non esiste.
Domenico Cavernadiplatone Guastafierro
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martedì 16 aprile 2013
martedì 9 aprile 2013
The Private Eye, una critica ai social network
Che poi sparlate in giro che non vi promuovo fumetti di qualità. BESTIE!
Obiettivamente è molto cinematografico, le vignette a volte sembrano un vero e proprio storyboard che delinea una metropoli tecnologicamente avanzata, dai vizi cresciuti esponenzialmente; tanto per dirne una vendono pacchetti di marijuana come se fossero le Marlboro. E i colori così accessi e pop lo rendono eclettico e intrigante. Ok sono frocio per questo fumetto al momento.
Ci vedo un po’ dell'Incal di Jodorowsky e Moebius nella gerarchia della città e negli indumenti vistosi, soprattutto in questa tavola, e voi?
E questo che cos’è? Ve lo dico io cos’è: The Private Eye, la nuova fatica di Brian K. Vaughan e di Marcos Martin con i
colori di Muntsa Vicente.
Gli autori liberi dal giogo degli editori hanno deciso di pubblicare una storia dalla forte connotazione polemica, pubblicando il fumetto sul web che se progredisce come il primo numero sarà un
piccolo capolavoro, ma nel frattempo solo questo abbiamo letto e quindi solo di
questo parliamo.
PRIMA DI TUTTO il
fumetto se volete lo scaricate gratis. Che voi se dovete spendere due spiccioli
vi sentite tirare per i piedi, ma io vi consiglio di puntare qualche monetina
su questo progetto perché vale.
The Private Eye è ambientato negli Stati Uniti di un futuro
non troppo remoto, dove chiunque ha un’identità segreta. Chiunque. Pare
Carnevale tutto il dì. Non si capisce bene come e perché, ma dopo che la nostra
generazione ha sputtanato tutti i propri segreti la prassi sia vivere
costantemente di bugie. Condividere a bombazza la propria vita sui social
network non ha giovato all’umanità.
Una bella critica a Facebook? Una bella critica a Facebook.
Il protagonista è un paparazzi. LOL. Praticamente è una
specie di detective che si occupa di “scoprire” i segreti delle persone per
conto di terzi, ovviamente in cambio di denaro. E c’è tutta questa atmosfera
thriller, quasi fosse un film degli anni '50, potenziata dal formato widescreen
delle tavole (questo fumetto nasce per essere letto su tablet o sul pc)
Obiettivamente è molto cinematografico, le vignette a volte sembrano un vero e proprio storyboard che delinea una metropoli tecnologicamente avanzata, dai vizi cresciuti esponenzialmente; tanto per dirne una vendono pacchetti di marijuana come se fossero le Marlboro. E i colori così accessi e pop lo rendono eclettico e intrigante. Ok sono frocio per questo fumetto al momento.
Ci vedo un po’ dell'Incal di Jodorowsky e Moebius nella gerarchia della città e negli indumenti vistosi, soprattutto in questa tavola, e voi?
Qualora non conosceste gli autori siete dei perdenti. Brian
K. Vaughan ha contribuito a partorire “Y: The Last Man” e Marcos Martin è il
pluripremiato artista che si è occupato di classici Marvel come Spider-Man,
DareDevil e il Dottor Strange MICACAZZI.
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giovedì 4 aprile 2013
Storia dei Tournament Manga in breve
In questo video ho cercato di stringere tutti i concetti e la storia che sta alla base del genere "torneo" nei manga.
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